domenica 22 gennaio 2012

Sherlock Holmes 2: Gioco di Ombre londinesi in salsa americana

Dopo la piacevole cena da Seven, con il Colosseo a pochi passi, abbiamo aggiunto un'altra presenza alle serate cinematografiche del 2012 dopo quella di due settimane fa: evento quasi incredibile tenendo conto della media piuttosto debole tenuta in precedenza.

Non era facile prolungare l'effetto benefico regalatoci da Midnight in Paris e infatti non ci siamo riusciti a pieno; Sherlock Holmes - Gioco di ombre, secondo episodio della serie, è un simpatico e confuso "fumettone" americano, che unisce alcuni simboli e tratti caratteristici del personaggio di Conan Doyle ad icone moderne "tutto acrobazie e arti marziali" in stile James Bond e Mission Impossibile.

Il risultato è un film discreto, abbastanza scorrevole, arricchiato da un'ambientazione piuttosto variegata e suggestiva (Londra, Parigi, Germania e Svizzera) con qualche spunto divertente basato soprattutto sulle geniali trovate del personaggio principale (l'investigatore) e sulla indubbia simpatia e bravura dei due attori principali: Robert Downey Jr (Holmes) e Jude Law (dottor Watson), spontenei e molto in sintonia nei dialoghi tra loro, sempre conditi di ironia e sottile umorismo.
Downey Jr ha una carica (anche comica) e un'espressività facciale che sono davvero un programma!

Il film annoia a tratti, il ritmo è quasi sempre serrato senza "prendere" mai davvero, e spesso nelle pause è possibile apprezzare i momenti più ilarici e caricaturali dei protagonisti o dell'inedito e strambo fratello di Holmes, Mycroft (interpretato dall'ottimo Stephen Fry), oppure gustare i travestimenti e i trucchi dell'investigatore di Baker Street, presenti nel film coerentemente con le caratteristiche originali del personaggio letterario, unitamente alla cervellotica attenzione e osservazione dei particolari (resa efficace attraverso uso di vari flashforward) e alla sua pedante e onnipresente presunzione.

Sicuramente "questo" Holmes, rispetto all'elegante, complesso e raffinato personaggio originale, risente sicuramente della caratterizzazione moderna e americana dell'attore e dello stesso regista britannico Guy Ritchie, qui sicuramente più in sintonia e meno "legato" rispetto al primo episodio, ma in ogni caso con un tocco distante dallo stile londinese ed europeo dell'ambientazione e dei suoi protagonisti.

Purtroppo consultando quotidiani, siti web o applicazioni smartphone dedicate al cinema, si ha la sensazione di avere a disposizione una scelta numerosa di film papabili per una serata piacevole. In realtà leggendo commenti e recensioni del pubblico, pur a volte molto distanti tra di loro, si ha la percezione opposta: scarsità di film di qualità, qualche idea brillante spesso incastonata in soggetti interessanti sviluppati male in sceneggiature superficiali e spesso tirate via.

A questo punto dopo la poetica e filosofica "Mezzanotte in Parigi", vale forse la pena di immergersi nelle funanboliche avventure di Sherlock Holmes, smarriti tra le sinistre nebbie di Londra, alla caccia del diabolico Professor Moriarty sui binari di mezza Europa, tra montagne innevate e castelli sospesi nel vuoto!

A te logo e buona visione

Cena da Seven in Via Montenero: filetti e costate dal Sud America a New York

Torno alla ristorazione "milanese" dopo un pò di tempo passato tra paesaggi innevati, attese musicali e qualche svago "cine-enologico".
Ieri sera un gradito ritorno al Seven di Via Montenero, Steak House & Wine Bar facente parte della catena di ristorazione Seven Group (Joe Cipolla, AM Birra e cucina, Zio Pesce).

Non amo in modo particolare le catene e preferisco di norma i ristoranti di tradizione o tipici, oppure le gestioni famigliari più caratterizzate, ma devo dire che questo locale, accogliente e dal fascino NewYorkese, merita ed è particolarmente indicato in abbinata con il cinema.
Fascie di orario piuttosto ampie, servizio capace e rapporto qualità prezzo interessante sono sicuramente i suoi punti di forza, ma anche il menu offre diverse chicche che vale la pena scoprire.
Non ci sono primi e l'offerta si basa soprattutto su piatti di carne di prima scelta, proveniente da Argentina e Brasile.

E' possibile stuzzicare l'appetito con antipasi misti di salumi e formaggi provenienti da tutto il mondo, ma sicuramente un modo più originale per aprire le danze è quello di assaggiare gli antipasti del fritto misto Seven (cipolle, crocchette di patatale, di pollo ecc) oppure quello Orientale "Orient Express" (verdure fritte di vario genere, pollo speziato, involtino primavera ecc) prima di tuffarsi nell'ampia scelta di secondi a base di carne.

CheeseBurger di vario tipo (per salsa, formaggio o ingredienti), costate di Angus, filetto steccato, entrecote, galletto allo spiedo, costolette di agnello, salsiccia di norcia, couscous di pollo sono solo alcuni dei piatti che è possibile scegliere, tutti cucinati in modo semplice e saporito, con una materia prima di buona qualità e serviti con contorno di patate saltate che completano la portata in modo equilibrato e sostanzioso.
Noi abbiamo optato per un Chicken CousCous e un'ottima entrecote con scamorza e carciofi con contorno di patate e insalatina, nulla di fine o ricercato ma siamo rimasti soddisfatti.

Buona la scelta dei vini, ben organizzata nelle varie categorie, arricchita da informazioni e indicazioni sui prezzi. Il rincaro è più contenuto rispetto alla media.
Inoltre la gestione da questo punto di vista si dimostra lungimirante, onesta e allineata agli standard europei, infatti i vini vengono proposti anche al bicchiere differenziando i prezzi in base alla quantità in cl: mezzo bicchiere o bicchiere intero. Non è da tutti, bravi!

Ricca lista dei dolci, di discreta fattura. La sbrisolona era servita con una cremina gialla che accompagnava bene.
Digestivo offerto dalla casa e servizio cortese e puntuale, grazie anche alla presenza di diversi camerieri che coprono bene le varie salette (deliziosa la cantina al piano sotterraneo).
Come dicevo prima il conto è onesto e meno impegnativo rispetto alla terribile "media" di Milano.
Adatto per cene di gruppo, in coppia ma anche per famiglie con bambini (il locale apre alle 19).

fatemi sapere

A te logo

martedì 17 gennaio 2012

Richie Sambora: Nuovo disco nel 2012 "sulle tracce" di Stranger In This Town

Qualche settimana fa, nel mio inquieto girovagare sul web, ho trovato una notizia che mi ha fatto sobbalzare, e che musicalmente parlando fa pari con la frenetica attesa per il nuovo album di Springsteen, in uscita a marzo.

Uscità infatti quest'anno, a 14 anni di distanza dal precedente Undiscovered Soul, il terzo disco solista di Richie Sambora, grande chitarrista rock/blues americano, celebre membro dei Bon Jovi.

Non si conoscono ancora i dettagli, ne il periodo di uscita. Si sa solo che sta lavorando con Luke Ebbin negli studi Oceanway di Hollywood e che alcuni pezzi sono già pronti.
Speriamo in bene, l'attesa è stata lunga..

Se i Bon Jovi hanno smesso ormai da tempo di essere al centro del mio universo musicale (mi spiace però non essere stato a Udine lo scorso luglio), Richie gode ancora di grande considerazione in questo Bar, dove i suoi assoli tiratissimi e la sua voce "esagerata" riempiono ancora i vuoti dell'Angolo.

Per chi non avesse mai avuto il piacere di ascoltare i suoi lavori, e per chi non vuole fermarsi alle apparenze dei singoli radiofonici dei Bon Jovi, consiglio di comprare a occhi chiusi Stranger In This Town, primo disco datato ormai 1991 e prodotto dallo stesso Sambora in collaborazione con Neil Dorfsman.

Quando ascoltai i 10 pezzi che lo compongono durante la mia prima e unica vacanza inglese, fu una folgorazione.
Ancora oggi senza dubbio uno dei miei dischi preferiti in assoluto, un'ancora di salvezza per i giorni oscuri, un disco di grande atmosfera, adatto per tutte le occasioni, dove la voce e la chitarra di Sambora deliziano le orecchie attraverso un viaggio nelle terre calde del Blues, tra le braccia morbide del Soul e le asperità del Rock, per chiudere il disco con le malinconiche e dolci riflessioni di due ballad emozionanti: Father Time e The Answer.

MrBluesman è un pezzo blues tirato e sofferto, dove Eric Clapton accompagna Sambora lasciando un segno indelebile con un assolo dei suoi. Rosie e Ballad Of Youth sono i pezzi più radiofonici ma dal grande sound, adatti per un viaggio con i finestrini abbassati...la splendida e sorprendente One Light Burning ci porta nelle strade deserte degli States, a cercare l'anima vera di un paese in crisi di identità.

Ogni canzone merita un ascolto attento e profondo, ma dovendo scegliere è la Title track a colpire di più..una canzone liberatoria, molto sentita, perfetta.

Qui sotto un assaggio...fatemi sapere

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