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giovedì 22 marzo 2012

L'Angolo del Disco: Reckless, quando Bryan Adams era un Rocker..spericolato

Reckless. Ovvero spericolato, avventato, temerario.
Questo era Bryan Adams nel lontano 1984. Il Bryan Adams d' annata. Quando era ancora un grande rocker, un vero rocker. Genuino, ruspante ed efficace nel proporre un sound dalla scorza dura, basato sulla forza e l'essenza di un rock senza fronzoli, per nulla ricercato, ma perfetto per colpire al cuore gli ascoltatori trasportandoli in un viaggio di quasi 40 minuti di grande musica.

Un disco tosto, graffiante, composto da dieci pezzi tesi e tirati, per la maggior parte diventati hits di grande successo fino a trasportare il disco nell'Olimpo del Rock Radiofonico Americano anni 80 (lui è canadese), con 14 milioni circa di copie vendute in tutto il mondo.

Voce ferrosa, giacchetta di pelle nera, stivali da truzzo, capelli biondi ribelli e faccia segnata sono le coordinate del personaggio, che ha avuto l'onere di fare da colonna sonora alle mie vacanze estive nel 1991, quando al mare, perso tra le mie fantasie di adolescente tra le nuvole, tra un bagno e una partita a tennis, rimasi avvolto senza scampo tra le onde impetuose di questo disco.

L'album parte bene con la romantica e grintosa One Night Love Affairs, e arriva rapidamente ad un trio di canzoni killers: la celebre Run To You, Heaven, uno dei suoi pochi lenti davvero memorabili e Somebody, altro gran pezzo da stadio.
Il lato B si apre con il suo più grande successo, un capolavoro basato su due accordi che persino io riuscivo a suonare con la chitarra..Summer of 69, una inno generazionale, una canzone che parla di sogni di gioventù e della magia che solo l'estate può regalare con le sue illusioni e le sue dolci passioni.
Ma non è finita, ancora due pezzi duri e crudi: Kids wanna rock, la canzone più incazzata che parla di evasione e del potere liturgico della musica rock e la bella It's only Love con Tina Turner, riff accattivante e duetto tra due grandi voci del momento.

Anche dal vivo il ragazzo ci sapeva fare, lo vidi a Milano per ben quattro volte, e pur con tutti i limiti della sua musica, riusciva a regalare anche più di due ore di coinvolgimento e divertimento assoluti con una band impreziosita dagli assoli mirabolanti del chitarrista Keith Scott.

Peccato che dopo il successo planetario da record di Everything I do, I do it for you (proprio dell'autunno 91) Bryan ha dismesso progressivamente i panni del rocker duro e puro per dare un taglio più cantautoriale alle sue canzoni (nella sue intenzioni) ma decisamente lontano dai massimi creativi della sua ispirazione.

Ma ora godiamoci almeno una perla di questo disco, dedicata ai tanti detrattori dell'artista.
E al di là dei gusti, se si legge il suo profilo su Wikipedia si rimane impalliditi...


martedì 6 marzo 2012

Wrecking Ball: Il nuovo disco di Springsteen presentato al Fnac di Milano

Ieri sera sono stato al Fnac di Milano per la serata dedicata al tanto atteso nuovo disco di Springsteen: Wrecking Ball.

Ore 9:30: le danze si aprono con il video della presentazione del disco a Parigi, e poi si passa all'ascolto in anteprima di quasi tutti i brani con i commenti dei noti e autorevoli Marina Petrillo (giornalista) e Alessandro Portelli (professore universitario), entrambi esperti di poetica e storia "Springstiniana".

Due ore circa di commenti, approfondimenti e spiegazioni filosofiche dei due sui testi e sul significato delle canzoni, e poi giù alle casse, da bravi italiani in anticipo rispetto all'ora di apertura (saltando quindi note e ascolto delle ultime track) ad accaparrarsi ovviamente l'edizione deluxe del cd, oltre ai sempre apprezzati gadget offerti per l'occasione: il poster del disco e un piccolo libretto con tutti i testi e le traduzioni gentilmente offerti da Portelli (chicca).

Dieci anni sono passati dalla mia prima serata di questo tipo! Era il 2002 e alla Feltrinelli di Piazza Piemonte si festeggiava l'evento rock del decennio: The Rising, il primo disco con la EStreet Band dopo quasi 20 anni! Il tempo passa troppo in fretta, e tra serate alla Feltrinelli prima, la festa rock al Rolling Stone per l'uscita di Workin' on a Dream dopo, siamo arrivati a 37 anni a fare ancora mezzanotte suonata per comprare subito Wrecking Ball da Fnac..manco ci fosse il Boss in persona!

Avevo resistito all'ascolto del disco fino a ieri sera, e mi ero lanciato in una mia personale ma credo originale interpretazione delle canzoni simbolo di Wrecking Ball, e tutto sommato le mie sensazioni dopo i primi ascolti non si distaccano poi molto.

Le vere perle di questo lavoro sono le canzoni che già da un pò conoscevamo: Land Of Hope and Dreams e la Title Track, grandi canzoni qui rivestite di carica umana, intensità e arrangiamento che le rendono forse meno potenti ma destinate a durare nel tempo.
Due delle cose migliore fatte da Bruce negli ultimi 10/15 anni, la prima impreziosita dall'assolo di sax del nostro Clarence, la seconda che ricorda il modo di scrivere del Boss anni 70, con meno schemi e vincoli della maggior parte delle sue canzoni attuali, con tromba, accellerazioni e cori che rendono il pezzo quasi epico. Molto americano.

Il singolo è la canzone giusta per aprire l'album e per lanciarlo. Migliore a mio avviso di Workin' On a Dream, e forse anche di Radio Nowhere, meno diretta ma con più sfumature. Potente, un filo ruffiana ma tutto sommato regge bene anche dopo qualche ascolto. Le altre canzoni di rilievo sono sicuramente Shackled And Drawn, pezzo che renderà molto dal vivo grazie al ritmo incalzante e ai cori gospel, e Death to MyHometown, potente e graffiante al punto giusto con trame irlandesi in sottofondo.
Non male ma già sentite la delicata e profonda Jack Of All Trades e Easy Money, sorretta da un buon arrangiamento e da un finale ancora gospel.
Il resto è discreto, tranne This Depression da dimenticare.
E poi ci sono le due bonus, Swallowed Up, la canzone più particolare e complessa del disco e American Land che insieme alle due citate all'inizio è il pezzo migliore, a costituire il triangolo che rimarrà nel tempo a sorreggere il ricordo di questo disco tanto atteso.

Edizione Deluxe molto bella, con un libretto testi splendido (come altri suoi dischi dell'ultima decade) ma frustrante da pazzi per chi vorrebbe solo ascoltarlo senza rimirare inebetito la confezione. Cd sempre a rischio graffi!!:)

Non mi lancio in ulteriori approfondimenti su tematiche sociali, testi e significati del disco. Già molto è stato scritto ovunque.
Wrecking Ball è un buon disco, superiore al precedente e forse anche a Magic. Sicuramente è meglio arrangiato, ci sono più suoni, più libertà nelle canzoni, che suonano più fresche e meno pastose, con la voce di Springsteen finalmente al centro di tutto.

Grazie Bruce, come sempre e per sempre!

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mercoledì 29 febbraio 2012

L'Angolo del Disco: Love, Life, Death and Freedom di John Mellencamp

A luglio dello scorso anno, nella bella cornice del castello di Vigevano, ho visto finalmente John Mellencamp in concerto, sbarcato in Italia per un mini tour di tre date.

La serata è stata molto bella, ed è recensita qui. La conclusione fu che purtroppo abituati ai Live di Springsteen, una performance come quella di John era sembrata un pò tirata via, sia come generosità che come calore e comunicazione verso il pubblico. Troppo freddo e frettoloso nel chiudere. Oltretutto il tour di tre date si è fermato a due, con la seconda serata ancora più corta della prima.

Ma la delusione Live non viaggia in parallelo con le scelte musicali da studio del buon vecchio Cougar, che invece da alcuni anni a questa parte si rivelano molto azzeccate.
Spesso si dice che proprio Springsteen dovrebbe affidarsi a produttori come T-Bone Barnett o Rick Rubin per cercare di valorizzare al massimo il suo suono e il bagaglio country-folk di cui dispone in quantità.
Mellencamp questo lo ha capito da tempo, e proprio con Burnett ha pubblicato due dischi splendidi, Love,Life,Death and Freedom del 2008 e No Better Than This del 2010.

Il primo è in assoluto uno dei miei dieci dischi preferiti, quelli papabili per una fuga su un'isola deserta.
Un album molto introspettivo, maturo, profondo. Un viaggio di 50 minuti attraverso le strade polverose dell'america rurale, camminando chitarra in mano e stivali ai piedi a descrivere gli scenari desolanti che scorrono in bianco e nero davanti agli occhi del rocker.
Un viaggio intimo, senza troppi clamori, a scavare nei ricordi del proprio passato, a riflettere sul tempo che scorre veloce e che porta alla soglia dei 60 anni a fare un bilancio tra successi ed occasioni perse.

Un disco non immediato, da ascoltare con attenzione, scritto da un artista di spessore all'apice della sua maturità e finalmente in grado di afferrare nuovamente la propria ispirazione consumandola lungo 13 pezzi uno più bello dell'altro, intrisi di folk e blues, country e rock, senza dimenticare qualche episodio più pop a stemperare la tensione riflessiva del disco.
Prodotto in modo sapiente con suoni profondi, polverosi, autentici e molto potenti nel messaggio che arriva dritto nell'anima, imprimendosi nella memoria in modo indelebile.

Il pezzo di apertura, Longest Days, consegna nelle nostre mani le chiavi del disco, è magia folk per chi ha voglia di abbandonarsi su un'amaca all'ombra, con la mente che vola quando a 12 anni si correva in bici dietro le ragazzine della propria small town.
My Sweet Love è uno dei pochi momenti leggeri e ballabili, poi una serie notevole di canzoni trascinanti e taglienti, calde e rabbiose, ma senza mai alzare i toni: If I die sudden, Troubled land, John Cockers e Don't need this body.
Il resto lo scoprirete se avrete voglia di fare questa esperienza e di seguire il suggerimento del vostro
Martux, magari sedendovi su una sedia all'angolo buio del Bar, vicino al vecchio Juke Box, ad ascoltare Mean, vero gioiello del disco, con un mano un bicchiere di elegante Nebbiolo.

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domenica 26 febbraio 2012

L'anima eterna di Jeff Buckley: Forget Her....and don't forget him

Ieri sera, sulla via del ritorno verso casa, ascoltavo in macchina la radio, quando ad un certo punto è partita una canzone che non conoscevo ma cantata da una voce familiare.
Una voce bianca, vibrante, diretta alle corde dell'anima, cristallina e di grande potenza che si snoda emozionante in un pezzo dal sapore blues, molto notturno ed evocativo.

Semaforo rosso. Accendo Internet sullo smartphone, un tocco di SoundHound e la copertina di Grace del grande Jeff Buckley si materializza davanti a me. Una outtake che non conoscevo, Forget Her, contenuta solo nelle versioni postume del suo primo e unico disco.
Una sorpresa dal passato, cantata come sempre con la consueta sofferenza e disperazione, timbro unico di Jeff, perla assoluta ad arricchire un disco bellissimo.
Scopro navigando che doveva essere addirittura il primo singolo, ma che lo stesso Jeff l'aveva scartata forse per motivi personali, visto che era dedicata alla sua ex-ragazza.

Per chi non conoscesse il disco consiglio l'acquisto, approfittando anche del fatto che si trova sempre in versione "special price".

Qui sotto Forget Her. Buon ascolto!

domenica 12 febbraio 2012

Addio Whitney: I'm Your Blogger Tonight

L'idea era quella di preparare un nuovo editoriale con taglio comico, vista la "simpatia"che ha riscosso il precedente.
Avevo anche un assaggio enologico da condividere con voi.

Ma la notizia della prematura morte della grande Whitney Houston ha rinfrescato le inquietudini che albergano dentro di me costringendo la mia "penna" a intraprendere un'altra strada, attingendo dalla memoria qualche semplice ma autentico ricordo da lasciare a "The Voice".

E' inutile commentare troppo la notizia, tutto è già stato detto, anche se le cause non sono ancora chiarissime. Non è la prima volta che una notizia del genere ci colpisce, basta pensare agli ultimi tre anni.
E purtroppo non sarà l'ultima temo, conoscendo i vizi, le insicurezze e i problemi che molto spesso avvolgono le star di musica e cinema in una morsa soffocante e letale.

Alcool, droghe, depressione, solitudine, fragilità emotiva.. sono questi i demoni che convivono con queste grandi ma delicate personalità, grandiose e determinate nel raggiungere la vetta, ma incapaci di calarsi nella nuova realtà, non in grado di convivere con la pressione e il successo, spesso più sfruttate che amate e aiutate dalle persone che ruotano intorno a loro.

Non sono mai stato un fans di Whitney, ma l'ho sempre apprezzata: bella, solare, elegante, e dotata di una voce strepitosa e un modo di cantare semplicemente divino, in grado di ridurre le distanze di gusti e generi avvicinando chiunque alle sue canzoni, anche quelle apparentemente più commerciali.
Era lei a fare la differenza.

Due sono i ricordi che ho di lei, che oggi ancora una volta sono tornati a galla.
Il mio più caro amico di infanzia aveva comprato il disco I'm Your Baby Tonight, nel lontanissimo 90. Io già ai tempi consumavo musica di buon grado ormai da anni, e sorrisi a quell' acquisto che già in quel periodo mi sembrava troppo commerciale e sdolcinato.
Ma quella voce, cosi sicura, potente e seducente..riusciva nonostante non lo avrei mai amesso a mettermi in ginocchio...una voce che ti avrebbe fatto fare qualunque cosa.

Due anni dopo la Houston conquistò il successo planetario assoluto reinterpretando la patetica canzone I Will always Love You di Dolly Parton, colonna sonora del fumettone sbanca cinema "The Bodyguard" in coppia con il divo del momento Kevin Costner.
Avevo 17 anni, un pò timido e sognatore per l'età, si usciva con una compagnia mista, con la presenza di un buon numero di ragazze...quella canzone metteva d'accordo un pò tutti, fece da sfondo a diverse fantasie, illusioni romantiche e sogni di grandi passioni.
Rese quella canzone una hit assoluta, ideale da ascoltare in momenti di esaltazione come di nostalgia patetica da "giovanotto in calore".

Oggi una delle più grandi voci di sempre si è spenta su questa terra in silenziosa e triste solitudine. Una luce che rimarrà viva in eterno nel firmamento musicale.

Ciao Whitney, riposa in pace ma concedimi un'ultima volta di ballare con te.
Almeno per questa notte, io sono il tuo Blogger.

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domenica 5 febbraio 2012

Wrecking Ball: Il nuovo disco di Bruce Springsteen

Tra un mese esatto, il 6 marzo, uscirà finalmente Wrecking Ball il nuovo e attesissimo disco del grande "Boss" Bruce Springsteen.

Il 18 marzo inizierà anche il Tour Mondiale, che lo porterà in giro per gli Stati Uniti prima e successivamente per l'Europa, dove tra le tante date pianificate ci sono anche tre tappe in Italia: Milano, Firenze e Trieste (7,10 e 11 giugno).

Del disco abbiamo sentito parlare già parecchio, rock e "arrabbiato" nei testi, profondo nell'analisi del tempo che stiamo vivendo, moderno e curato nei suoni e nella produzione affidata a Ron Aiello.

Il primo singolo è We Take Care of Our Own, un bel pezzo, ben arrangiato e potente nell'intro, voce controllata e suoni ben miscelati tra classico e-street e modernità.
Alcuni frasi esaltano il pensiero di Bruce, che potremmo usare come cartina tornasole per provare a "leggere" il nostro paese o tutto quanto succede da anni sotto i nostri occhi:

"Stavo cercando la mappa che mi conduce a casa/..Quelle buone intenzioni si sono seccate come le ossa/..In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
Ci preoccupiamo per noi stessi

Avevamo bisogno di aiuto ma la cavalleria è rimasta a casa/..
Dov’è l’amore che non mi ha abbandonato/..
Dov’è il lavoro che libererà le mie mani, la mia anima

Ci preoccupiamo per noi stessi
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata"

Il disco conterrà anche due brani già conosciuti e pubblicati su altri cd (live o singoli). La title track Wrecking Ball e Land Of Home and Dreams, prima canzone scritta con la E-Street Band dopo l'epica Reunion di fine secolo e suonata sempre durante quel tour. Nella versione deluxe, ci sarà anche uno dei pezzi più trascinanti degli ultimi anni: American Land, già apparsa nello strepitoso cover album dedicato a Pete Seger.

Al di là delle sorpese e della curiosità intorno ai nuovi pezzi, abbiamo in mano l'ossatura del nuovo disco. Una base forte, di sostanza, che regala al nostro immaginario alcuni simboli e valori che il Boss vuole ancora una volta cavalcare e portare avanti, conficcare come una bandiera su questa "hard land" che tante volte abbiamo calpestato assieme, lasciando il segno nelle menti di chi lo seguirà ancora una volta.

Land of Hope and dreams:
La ricerca della terra promessa..il desiderio di continuare a coltivare i propri sogni, a sperare in un mondo migliore, a cercare la propria dimensione e felicità attraverso un lungo viaggio in treno, spirituale e terreno.
Un treno carico di anime in cerca del riscatto, di una nuova opportunità, la fede come compagna di avventure....il ritorno con la E Street Band in giro per il mondo, a sfidare il passato e i segni del tempo.. un ricordo per l'amico migliore, un inno alla vita eterna dove tutti quelli nati per correre si ritrovano per l'ultima corsa.

Wrecking Ball:
Tempi duri per l'America, per i suoi ideali originali. Tempi duri per tutti. Tempi duri per i Giganti, e forse per lo sport.
La palla di demolizione sta abbattendo i sogni e le speranze delle persone comuni. La palla di demolizione sta per buttare giù un'icona per tanti sportivi, una casa di emozioni e ricordi.
La palla di demolizione sta cercando di demolire la band...ma lo spettacolo deve andare avanti...la lotta continua, ci sono ancora colpi da sparare, storie da scrivere, i sogni non sono ancora stati sepolti....una tromba si libra alta nel cielo a catturare le anime dei giusti.

American Land:
La storia di un paese e di un popolo. La canzone che racchiude in sintesi tutta l'opera di Bruce, le speranze, i sogni, la ricerca di una casa dove vivere felici con la propria famiglia, senza considerare razze, colori o religioni. Una corsa attraverso gli oceani, il coraggio di rischiare, il coraggio di affrontare paure, ostacoli e muraglie...il desiderio forte di arrivare. La canzone adatta a chiudere tutti i concerti.

Vi lascio la Track List di Wrecking Ball:

We Take Care of Our Own
Easy Money
Shackled and Drawn
Jack of All Trades
Death to My Hometown
This Depression
Wrecking Ball
You've Got It
Rocky Ground
Land of Hope and Dreams
We Are Alive

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martedì 17 gennaio 2012

Richie Sambora: Nuovo disco nel 2012 "sulle tracce" di Stranger In This Town

Qualche settimana fa, nel mio inquieto girovagare sul web, ho trovato una notizia che mi ha fatto sobbalzare, e che musicalmente parlando fa pari con la frenetica attesa per il nuovo album di Springsteen, in uscita a marzo.

Uscità infatti quest'anno, a 14 anni di distanza dal precedente Undiscovered Soul, il terzo disco solista di Richie Sambora, grande chitarrista rock/blues americano, celebre membro dei Bon Jovi.

Non si conoscono ancora i dettagli, ne il periodo di uscita. Si sa solo che sta lavorando con Luke Ebbin negli studi Oceanway di Hollywood e che alcuni pezzi sono già pronti.
Speriamo in bene, l'attesa è stata lunga..

Se i Bon Jovi hanno smesso ormai da tempo di essere al centro del mio universo musicale (mi spiace però non essere stato a Udine lo scorso luglio), Richie gode ancora di grande considerazione in questo Bar, dove i suoi assoli tiratissimi e la sua voce "esagerata" riempiono ancora i vuoti dell'Angolo.

Per chi non avesse mai avuto il piacere di ascoltare i suoi lavori, e per chi non vuole fermarsi alle apparenze dei singoli radiofonici dei Bon Jovi, consiglio di comprare a occhi chiusi Stranger In This Town, primo disco datato ormai 1991 e prodotto dallo stesso Sambora in collaborazione con Neil Dorfsman.

Quando ascoltai i 10 pezzi che lo compongono durante la mia prima e unica vacanza inglese, fu una folgorazione.
Ancora oggi senza dubbio uno dei miei dischi preferiti in assoluto, un'ancora di salvezza per i giorni oscuri, un disco di grande atmosfera, adatto per tutte le occasioni, dove la voce e la chitarra di Sambora deliziano le orecchie attraverso un viaggio nelle terre calde del Blues, tra le braccia morbide del Soul e le asperità del Rock, per chiudere il disco con le malinconiche e dolci riflessioni di due ballad emozionanti: Father Time e The Answer.

MrBluesman è un pezzo blues tirato e sofferto, dove Eric Clapton accompagna Sambora lasciando un segno indelebile con un assolo dei suoi. Rosie e Ballad Of Youth sono i pezzi più radiofonici ma dal grande sound, adatti per un viaggio con i finestrini abbassati...la splendida e sorprendente One Light Burning ci porta nelle strade deserte degli States, a cercare l'anima vera di un paese in crisi di identità.

Ogni canzone merita un ascolto attento e profondo, ma dovendo scegliere è la Title track a colpire di più..una canzone liberatoria, molto sentita, perfetta.

Qui sotto un assaggio...fatemi sapere

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domenica 8 gennaio 2012

Bruce Springsteen: qualche anticipazione sull'uscita del nuovo disco e un tributo speciale a Clarence Clemons

L'11 gennaio 2012 Clarence "Big Man" Clemons avrebbe compiuto 70 anni, e forse in quei giorni tra i suoi pensieri principali ci sarebbe stato il lungo tour dei prossimi mesi che avrebbe visto protagonisti ancora una volta lui, i suoi blood brothers ed il piccolo uomo bianco del New Jersey, ancora una volta col megafono in mano per annunciare a tutti una nuova adunata, l'ennesima celebrazione del sacro rito del Rock&Roll, in giro per mezzo mondo a sfidare i segni del tempo e gli spazi sconfinati dove avrebbero suonato ancora tutti insieme.

Lo stesso giorno Bruce Springsteen, secondo notizie che si sussurano sul web, scoprirà le carte e toglierà l'alone di mistero che si cela attualmente sul suo prossimo e imminente lavoro.
Non è ancora chiaro se il titolo sarà quello già annunciato lo scorso autunno, "Arcade at night", ma sembra quasi certo che l'album uscirà i primi giorni di marzo, in contemporanea alle prime date americane.

Secondo queste fonti il Boss starebbe anche organizzando un tributo speciale in onore del sassofonista e grande amico.
Proprio in questi giorni tra l'altro, a Norkfolk si terrà una due giorni dedicata a Clemons, al quale prenderanno parte diversi musicisti importanti, da sempre vicini a Big Man.

Potete trovare la notizia completa qui: Rockol.

Non ci resta che attendere ancora qualche ora per capire se tutto ciò di cui abbiamo parlato fino ad adesso è stato solo fumo in attesa di un colpo ad effetto, oppure se come fu per Magic si tratta di anticipazioni molto vicine alla verità...

Nel mentre vi lascio una piccola chicca Live, tra le tante che si trovano su YouTube inerenti alla nostra E-Street Band.
Avrei sempre voluto che un concerto del Boss in Italia iniziasse cosi, tutti sul palco uno dopo l'altro in attesa del capo, Clarence al centro della scena ad aprire le danze con un'infuocata versione di Paradise By the C..

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giovedì 8 dicembre 2011

Il nuovo disco di Bruce Springsteen: cresce l'attesa tra i fans e il Rolling Stone dice che...

Dopo le tanto attese conferme sul tour europeo di Bruce Springsteen, previsto per giugno 2012, i tanti "blood brothers" sparsi in Italia e in tutto il mondo, si stanno interrogando ogni giorno di più su come sarà il prossimo disco del Boss.

C'è grande curiosità, anche perchè purtroppo oltre a Danny Federici mancherà uno dei pilastri indimenticabili della più grande macchina di Rock&Roll mai esistita: il compianto saxofonista "Big Man" Clarence Clemons, assenza che sul palco si noterà parecchio, da tutti i punti di vista.
Non sarà la stessa cosa ma giustamanente, come disse il Boss al funerale dell'amico, lo spettacolo deve andare avanti, la "macchina" deve fare quello che sa fare meglio: musica.

Sappiamo quindi che in teoria la band ci sarà , ma non sappiamo ancora la scelta tecnica che Springsteen farà per la parte "fiati": usare qualche new entry, pescare ancora dalla Seeger Session Band oppure attingere da gruppi che lo hanno accompagnato in alcune esibizioni nel passato (tour di Tunnel Of Love piuttosto che al SuperBowl)?

Il Boss negli ultimi dieci anni ha lavorato tanto e in modo quasi frenetico, uscendo con parecchi dischi (cinque in quasi sette anni) e diversi progetti alternativi, che hanno sicuramente ribaltato quello che era il modus-operandi anni 70/90, dove scriveva tantissimo, anche materiale di gran qualità, per poi pubblicare molto meno rispetto alle possibilità e alle attese dei fans..ripagate poi nel corso degli anni....diciamo che è stato lungimirante, visto l'indubbio valore di opere come Tracks o il cofanetto di Darkness on the Edge of Town.

In ogni caso, l'ultimo lavoro ufficiale (Workin' on a dream) a parte qualche canzone di grande spessore (Outlaw Pete, The Last Carnival, The Wrestler e qualcos'altro) non era proprio indimenticabile, e le attese per il prossimo sono in parte molto alte, dall'altra frenate dai dubbi sulla band e sul tempo a disposizione che è stato in ogni caso superiore rispetto al periodo Magic-Woad.

Proprio ieri l'americano Rolling Stone ha pubblicato un interessante articolo (ovviamente da prendere con le molle) sul Boss, dando alcune indicazioni sulle prime date americane, e confermando che l'album è quasi pronto e uscirà i primi mesi del nuovo anno. Questione di ritocchi.
L'amico e grande rocker Bob Seger assicura che Bruce ne ha parlato come un disco originale (unusual) e miglior lavoro degli ultimi anni.

Classica mossa di marketing o qualcosa di più?

Su Facebook si parla anche delle prime date USA il 12 o 13 dicembre, con il primo singolo nella seconda settimana di gennaio...ma ancora non c'è nulla di confermato.

Stay tuned

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lunedì 28 novembre 2011

Lo strano caso del prato di San Siro:biglietti polverizzati in poche ore...

Giovedi scorso TicketOne, ormai unico canale di vendita in Italia per biglietti di spettacoli teatrali, concerti ed eventi di vario genere, ha messo in vendita sul proprio sito internet i biglietti per i concerti di Bruce Springsteen che si terranno in Italia durante il 2012 a Milano, Firenze e Trieste.

Badate bene: tre date in Italia di un artista che viene ormai ogni 2/3 anni in stadi di capienza di un certo tipo. Alle 16 dello stesso giorno i biglietti per il prato di San Siro erano misteriosamente scomparsi. Com'è possibile?
Ovviamente i ragazzi del call center non ne sapevano nulla, mistero assoluto sulle cause di questo repentino esaurimento, nessuno in grado di darti spiegazioni o di dare indicazioni su prossime vendite online, guarda caso dei biglietti più "accessibili".
Tra l'altro ormai non è possibile nemmeno ripiegare (come qualche anno fa) sui negozi di musica della metropoli: da Mariposa a Bonaparte, da Buscemi a Psyco, ormai tutti alle dipendenze del meraviglioso sito Ticketone.

Vi sembra possibile che i biglietti di un prato come quello di San Siro possano finire dopo poche ore??
Eppure il Boss ormai da anni, pur riempiendo lo stadio non fa mai un vero sold out...

Indagando su Internet vai a scoprire che esistono siti organizzati e molto professionali come questo oppure quest'altro che hanno parecchie disponibilità di biglietti, offerta variegata per tipologia e prezzi...ma la cosa più bella è che i prezzi sono esorbitanti, ben più alti di quelli ufficiali al pubblico.

Ma vi sembra accettabile? Si parla sempre di speculazione finanziaria, di squali arrivisti che ti aspettano in banca per proporti truffe o patti con il diavolo, di "uomini in nero" che governano il mondo dalle stanze segrete del potere, ma di questa categoria di "truffatori"silenziosi che sono in attesa da qualche parte pronti a speculare sulle passioni e i momenti di svago della gente comune ne vogliamo parlare?

Questa sarebbe la democrazia di Internet? I fans degli artisti di turno, persone che risparmiano per concedersi uno sfizio o una serata diversa, gente abituata ad comprare biglietti nel negozio di fiducia si vedono beffati da un sistema occulto, invisibile, organizzato all'inverosimile che in poche ore, esattamente come per i sistemi automatici usati per il trading speculativo, riesce a saturare tutti gli spazi, a ribaltare le logiche del mercato, a raggirare le regole del gioco, al di là della banda larga, del refresh del browser, dei server che cadono esausti e delle altre amenità che ci propinano...
Chicca finale, che suona come una bella presa in giro la potete trovare qui: chapeu!

Qualche settimana fa la Repubblica (ahime mi tocca pure citarla) denunciava questo sistema sicuramente sottile e ben organizzato in un articolo non privo di dettagli significativi...

La parola a voi...sperando che un pò di polvere venga fuori dalle strade buie dell'Angolo...

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martedì 22 novembre 2011

Bruce Springsteen in Italia: E' ufficiale! Tre concerti a Milano, Firenze e Trieste

Era nell'aria dai...tutti ormai stavamo aspettando con curiosità e con la solita vecchia "fottuta" attesa che accomuna noi fans del Boss; troppi i rumors e le notizie fuoriuscite dai corridori di casa Springsteen, tipico "tam tam" fatto a regola d'arte per scaldare i motori per il 2012.

Il promoter Claudio Trotta, ormai famoso per il processo a suo carico generato dall' extra-time dell'ultimo concerto a San Siro, ci aveva messo del suo su Facebook, con qualche post qua e là giusto per amplificare la cuoriosità di tutti noi: blogger dell'ultimo minuto, moderne groupie di mezza età, signori attempati in cerca dell'ultima fiammata e qualche orda di ragazzini che tutto sommato apprezza ancora il vigore di questo inossidabile sessantenne.

Qualcuno ancora mi chiede come mai mi piace Bruce Springsteen...a parte che basta ascoltare con attenzione la sua discografia, soprattutto quella "classica" a cavallo tra i '70 e gli '80, ma la verità è incapsulata in una vecchia frase di un famoso giornalista americano: "Al mondo esistono solo due tipi di persone: quelli che amano Bruce Springstreen e quelli che non lo hanno mai visto dal vivo!".

Invito le seconda categoria a spendere una cinquantina di euro per investire su una grande serata di rock&roll, per avere finalmente la sospirata risposta e per passare definitivamente dalla parte giusta:)..

Ad ogni modo ecco le date e le prime indicazioni sui Biglietti:
7 Giugno MILANO-Stadio San Siro
10 Giugno FIRENZE-Stadio Franchi
11 Giugno TRIESTE-Stadio Nereo Rocco


E il nuovo disco? C'è solo da avere pazienza ancora qualche giorno...

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domenica 20 novembre 2011

Bruce Springsteen in Italia nel 2012: Milano, Firenze e Udine?

E dopo i vari rumors circolati sul web tra settembre e ottobre, dimostratisi poi delle bufale, è giunta proprio ieri la notizia di un imminente annuncio di Springsteen relativo ai piani futuri per il 2012.

L'annuncio "ufficiale" dovrebbe essere il 22 novembre, e includerà aggiornamenti sul possibile nuovo album e sulle date per il tour del prossimo anno anche se non viene specificato se sarà con la band o in altra formazione. In Italia le tappe dovrebbero essere Milano, Firenze e Udine.

Ci siamo questa volta? Un segnale positivo arriva proprio dall'Italia, in particolare dalla pagina facebook del noto promoter Claudio Trotta che condivide direttamente il link italiano della notizia, che riporto qui sotto:


Stay tuned

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mercoledì 5 ottobre 2011

Il ritorno di Ryan Adams: in uscita il disco Ashes & Fire

Ryan Adams ci riprova.
Tredicesimo disco in pubblicazione in appena 10 anni di carriera solista, uno dei musicisti più prolifici in circolazione.
Il country-rocker del North Carolina è balzato sotto le luci della ribalta nel 2001 con l'ottimo Gold, album farcito di un sound molto raffinato, con sfumature country e blues su un'ossatura essenzialmente rock, contenente uno degli inni più famosi dedicati alla grande Mela (New York, New York).
Le mode del tempo catalogavano l'artista come il genio del "alt-rock" o "country-rock", tenuto conto del successo ottenuto con i primi dischi con i Whiskeytown, del già citato Gold e di una facilità di scrittura di buone canzoni decisamente invidiabile, tanto da attrarre l'attenzione di artisti del calibro di Elton John, Adam Duritz (Counting Crows) e Noel Gallagher.

In realtà, dopo quel disco Ryan alternò album abbastanza ispirati (Love is Hell, Cold Roses, Jacksonville City Nights) a dischi decisamente tirati via o meno felici (Rock&Roll, Easy Tiger ecc).
Fino ad ora ha incarnato alla perfezione il clichè di genio e sregolatezza, artista pazzo e incostante, imprevedibile e poco incline alla stabilità.
Inutile dire che ha condito il tutto con dose abbondanti di alcool e droga che ne hanno condizionato l'ascesa soprattutto nella parte centrale del decennio.



Ed ora, dopo la lunga parentesi musicale con i Cardinals (sembravano inseraparabili) si è deciso finalmente a riprendere il discorso lasciato in sospeso con Gold e Love is Hell, uscendo con il nuovo disco Ashes and Fire, nei negozi l'11 ottobre, prodotto dal sapiente ed esperto Glyn Johns (Eric Clapton, Rolling Stones) .
L'album dovrebbe costituire un ritorno alle soronità più classiche dell'artista, e il primo ascolto in streaming sembra promettere un disco quantomeno discreto, rilassante e d'atmosfera, adatto per un viaggio in macchina verso il crepuscolo di una giornata dura di lavoro, magari venerdì...con l'ispirazione che gira a mille alla caccia del week end perfetto.

E ora, dopo l'avvento in Italia negli ultimi anni di grandi rocker come John Fogerty, Steve Earle, Dave Matthews Band fino a John Mellencamp quest'anno, non ci resta che sperare che anche l'eterna promessa dell'alt rock torni finalmente nel Bel Paese, dove la sua ultima apparizione manco a dirlo risale al tour di Gold del 2001...

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domenica 2 ottobre 2011

Il ritorno di Springsteen: dal nuovo disco al prossimo Tour In Italia


Un paio di settimane fa, non certo in anteprima assoluta, riportavo anche su questo blog la convinzione che il Boss fosse vicino a tornare sulla scena musicale.

L'ultimo disco e l'ultimo tour in Europa di Springsteen sono datati 2009, e tenuto conto dell'età anagrafica e dei ritmi ai quali ci ha abituato nell'ultimo decennio, le fantasie e le ricerche più sfrenate dei fans hanno cominciato a correre su vari siti web alla ricerca del colpo ad effetto.

Clarence Clemons non c'è più, ed è già il secondo membro della più grande macchina da Rock & Roll di tutti i tempi che ci lascia, realtà che ci costringere a porci il primo quesito: il prossimo sarà un disco solista o un disco con la band?

Da alcune news ed interviste al fido Little Steven (alcune recenti, altre meno), sembra che prima di tornare sul palco con la E-Street ci sarà un disco da solista, anche se proprio in questi giorni Bruce e compagni dovrebbero essersi radunati per decidere le prossime mosse del gruppo.
L'ipotesi di un disco da solo potrebbe essere credibile tenuto conto della recente perdita di Clemons, degli ultimi lavori usciti (tutti con la band) e del fatto che pare ormai certo che il produttore sarà Ron Aniello (non quindi Brandan O'Brien), non particolarmente noto nel panorama rock.

Ron Aniello (studio a Los Angeles) ha lavorato sopratutto nel campo della musica pop, country ed è stato spesso impegnato con progetti legati a musical teatrali e televisivi. Tra i vari ha prodotto Barenaked Ladies, Guster, Jars Of Clay, Lifehouse, Patti Scialfa e Vanessa Amorosi.

Online si trova addirittura una possibile scaletta:
Titolo del disco: Arcade At Night in uscita l'8 Novembre

1. Beneath The Floodgate
2. Arcade At Night
3. Stuck
4. Times Two
5. Turned Away
6. You'll Never Know
7. Figure It Out
8. Lost Soldiers
9. Caravan
10. Dead Of Night
11. Out Of Tune
12. Wake Me Up
Bonus: Bigger Than Life

Sarà verò o sarà una colossale bufala? Indagando su Rockol, i dubbi in merito alla veridicità dell'informazioni sono in effetti tanti...staremo a vedere.

Quello che potrebbe essere più possibile, ma sempre frutto di interpretazioni e supposizioni, riguarda la futura attività Live del Boss, in merito soprattutto ai prossimi concerti in Italia.

Sembra che il noto promoter musicale Claudio Trotta, abbia esternato in modo sapiente alcune frasi sulla sua pagina di Facebook, che farebbero pensare ad una data (o più) in Italia il prossimo giugno. Firenze parrebbe la principale candidata, mentre per San Siro la porta sembra essere chiusa in modo definitivo.

Insomma, le news non mancano, e a questo punto per i numerosi fans di Springsteen è lecito sognare.
In fin dei conti, anche in passato si partiva dalle briciole, dalle voci sussurrate nei meandri del web, e alla fine ci si ritrovava tutti esausti e sudati sotto il palco, ancora una volta soddisfatti e uniti al cospetto del "ministro" del Rock & Roll.

Ti aspettiamo Bruce!

Intanto godetevelo con Sting, per i 60 anni dell'ex musicista dei Police!



lunedì 19 settembre 2011

Bruce Springsteen artista da strada in attesa del nuovo disco

Bruce "The Boss" Springsteen è venuto spesso in Italia in concerto negli ultimi anni, ma siamo sempre in tanti a non vedere l'ora di un nuovo tour per rivedere il piccolo grande uomo del New Jersey in azione.

Dal vivo ce ne sono pochissimi come lui, a 61 anni suonati (al contrario di qualche altro rocker) è ancora miracolosamente capace di sciorinare concerti tirati, sudatissimi, impregnati di quel selvaggio furore da strada, fuoco pulsante necessario per celebrare ogni volta il sacro rito del Rock & Roll!

Le notizie serpeggiano sul web, già mesi fa anche questo blog avevo riportato qualche anticipazione, adesso sembra che un nuovo disco sia effettivamente abbastanza imminente, anche se i dettagli sono ancora sconosciuti (band, produttore ecc).

Questo articolo si lancia in supposizioni, ma non so quanto possa essere attendibile.

In ogni caso Bruce è sempre in grado di regalare qualche simpatica sopresa ai suoi fans e agli ignari passanti; non ci resta quindi che godercelo in versione "Busker" ai Boston Public Gardens a inizio settembre...davvero una chicca!!



domenica 10 luglio 2011

Mellencamp in Concerto a Vigevano - La Recensione


Finalmente anche John Mellencamp, al secolo “Cougar”, è sbarcato in Italia per un mini tour di tre date, tra cui quella di ieri sera a Vigevano per il Festival "Dieci giorni suonati" nella splendida e suggestiva cornice del Castello Sforzesco tra fastidiose zanzare e umidità estiva.

I fans dell’inossidabile rocker americano ormai non ci speravano più, sembrava proprio che l’artista dal carattere spigoloso non ne volesse sapere nulla del nostro paese, a causa di un infelice precedente di tanti anni fa che di fatto ci aveva sempre escluso dagli itinerari europei dei suoi tour.

Il concerto è stato musicalmente perfetto, Mellencamp ha ancora una gran voce, levigata da sigarette e alcool e dai tanti anni spesi on the road, roca e profonda al punto giusto tanto da evocare a tratti Tom Waits , chitarra sempre in mano ha guidato una band di ottimo livello, in particolare nei due chitarristi Andy York e Mike Wanchic e su tutti nella fantastica violinista Miriam Sturm, a volte la vera protagonista del palcoscenico.

Il concerto, idealmente diviso in tre fasi, ha alternato momenti di intimità folk con il solo Mellencamp a raccontarci i problemi dell’ America e i fantasmi che albergano nella mente e nell’anima di un uomo di sessant’anni, ad altri più elettrici di matrice rock-blues con la band al completo a far salire la tensione per portare il pubblico a celebrare anche una volta il sacro rito del Rock and Roll.

Il momento più incandescente e coinvolgente è stato sicuramente quello finale, dove il nostro è tornato a graffiare come un tempo, con tempi e movenze di un vero felino ha riacceso la nostalgia e l’antico furore della giovinezza per gli ultimi dieci minuti di balli sfrenati, grazie alle hit del periodo migliore (Rain on the Scarecrow, Crumblin’ Down, Pink Houses) prese da quei grandi dischi (Uh huh, Scarecrow, The Lonesome Jubilee) che hanno contribuito a scrivere pagine importanti del rock americano negli anni 80.

Purtroppo Mellencamp non è Springsteeen, e la durata dello spettacolo si ferma con un pò di dispiacere all’ora e mezza, con neanche uno o due bis dopo la festa finale della sempre entusiastica Rock In The Usa.

Il motivo è ignoto anche se su web le spiegazioni non mancano.

Peccato. Era un’ottima occasione per lasciare un segno più forte e indelebile nel nostro paese, e per regalare ai fans in attesa da tempo immemore un contributo più generoso ed importante, magari andando ad aggiungere qualche pezzo storico assente dalla scaletta (Human Wheels, Rumble Seat, Paper in Fire, Another Day o la recente No better than this) visto che la “birra” per andare avanti di certo non mancava.

Di seguito la track-list completa:

1. Authority song
2. No one cares about me
3. Death letter
4. John Cockers
5. Walk tall
6. The West End
7. Check it out
8. Save some time to dream
9. Cherry bomb
10. Jack and Diane
11. Jackie Brown
12. Longest days
13. Small town”/”The old rugged cross
14. Rain on the scarecrow
15. Crumblin’ down
16. If I die sudden
17. Pink houses
18. Rock in the U.S.A.

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martedì 28 giugno 2011

Billy Joel Live - The Last Play At Shea Stadium

Un grande pezzo di storia della musica!
E' uscito da poco un piccolo cofanetto del grande Billy Joel, cantante, pianista e live performer di altissimo livello, contenente l'ultimo concerto suonato al celebre Shea Stadium di New York, le notti del 16 e 18 luglio 2008, davanti a ben 110.000 persone.

Il concerto di Billy chiude la storia della celebre arena, dopo più di 40 anni di onorata attività, aperta dal concerto dei Beatles nel lontano 65 e continuata per anni con concerti di artisti come Who, Rolling Stones, Bruce Springsteen e i Clash.

Proprio Paul McCartney è uno dei tanti amici e musicisti di spessore che accompagnano Billy durante la serata. Con lui suonerà I saw her standing there e Let It Be.

Altri artisti di grande calibro che partecipano all'evento sono Steven Tayler (in grande spolvero), John Mellencamp, Roger Daltrey, John Mayer, Tony Bennet e Garth Brooks.

Billy Joel è in gran forma, nonostante il peso e l'età. Partecipa al concerto con la solita classe e passione, sciorinando assoli al piano e guidando la band con la consueta sapienza da maestro del pop-rock di livello mondiale.
La scaletta è molto valida, anche se il suo repertorio è talmente vasto che non sempre riesce a soddisfare le attese di un fans della prima ora, in ogni caso non mancano alcune delle sue canzoni migliori (Angry Young Man, Zanzibar, Miami 2017, Scenes from a Italian Restaurant, You May Be Right, Only The Good Die Young, Piano Man e la poco conosciuta e fantastica Captain Jack) accompagnati da hit di successo ma più commerciali (She's Always a Woman, This Is The Time, River Of Dreams).

Per chi non lo conosce bene, o pensa erroneamente di conoscerlo, consiglio caldamente l'acquisto tenendo conto che con poco più di 20€ si portano a casa due cd e due dvd, uno strepitoso con tutto lo show e l'altro molto interessante contenente il documentario con la storia dello stadio abbattuto.

Chicca poco frequente: i sottotitoli sono in italiano

Altri link sul tema qui

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domenica 19 giugno 2011

Ciao Big Man, il tuo sax vola alto sopra la Giungla d'Asfalto


Anche "Big Man" Clarence Clemons se n'è andato, dopo neanche tre anni dalla scomparsa del tastierista/organista Danny Federici, entrambi membri originari di una delle più grandi macchine di Rock & Roll di sempre.

E' una di quelle notizie che fanno male, che danno un pò di tristezza e malessere pur non riguardando una persona cara, vicina o che si conosce a fondo.

Ma per certi versi cambia poco, e le sensazioni non differiscono poi in modo cosi ampio, chiunque abbia avuto la fortuna di assistere ad un concerto di Springsteen con la E-Street Band (6 volte per me), o che negli ultimi trent'anni abbia goduto ad ascoltare la musica e i tanti dischi che questi musicisti hanno fatto insieme, non può che considerare "Big Man" e gli altri membri se non come amici, almeno come compagni di viaggio, di avventure, attori "non protagonisti" della nostra vita e delle nostre vicende, colonna sonora e trama di sfondo multicolore dei nostri sogni di gioventù, delle prime esperienze con le ragazze, delle notti selvagge di quando si aveva 20 anni e si pensava di poter cambiare qualunque cosa, delle nostre delusioni.

"Big Man" per me era il simbolo del gruppo, ricordo l'emozione del mio primo concerto del Boss con la band al completo, durante il tour della Reunion del 99, a Genova, allo stadio Marassi.

Quando è entrato ci sono rimasto, quasi due metri di uomo, tutto nero, sembrava una statua, un revendo proveniente dalla cattedrale del "Rock", pronto a narrarci il suo sermone insieme al Boss....ricordo la presentazione della band, diventata per tutti un classico, Bruce lo presentava alla fine dopo tutti gli altri membri: "The Last but not The Least", con tutta una sfilza di assurdi soprannomi uno dietro l'altro....pura estasi per i presenti.


Ha lasciato alla band, alla storia del rock, a tutti i suoi fans, un timbro inconfondibile, un'impronta precisa che ha reso unica la musica di Springsteen, soprattutto a cavallo tra i 70 e gli 80, il suo sax ha contribuito a rendere celebri e speciali canzoni come Rosalita, Badlands, The Promise Land, Out in the Street, Drive All Night, Tenth Avenue Freeze-out, Be True e a spingere verso la leggende l'album più bello di Bruce: Born To Run, ancora oggi animato da un sound che non ha eguali, dove il suo sax raggiunge l'espressione più alta di sempre nel celebre solo di Jungleland.

E mentre scrivo non posso far altro che riascoltare alcuni di questi epici pezzi in sottofondo, con la certezza che tutto ciò che è stato rimarrà sempre vivo dentro di noi, frammenti di musica senza tempo che continueranno a fare da sfondo a storie come le nostre, fino a raggiungere la luce dell'eternità.

Di seguito il ricordo di Rockol e il saluto commosso di Bruce ed altri articoli che mi piace portare alla vostra attenzione:



Concludo citando l'immagine di apertura, copertina dell'epico disco Born To Run, simbolo di una sfida al mondo, di una corsa lunga 30 anni, di un'amicizia tra due uomini agli antipodi, un piccolo bianco e un grande nero animati dalla stessa grande passione: la musica.

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lunedì 13 giugno 2011

Tieni duro Big Man!

Purtroppo la voce circolata questa mattina è stata confermata.

Il mitico sassofonista "Big Man" Clarence Clemons è in gravi condizioni dopo un ictus che lo ha colpito nella sua residenza di Miami.

Inutili troppe parole.....tieni duro Clarence, la E-Street e tutti noi vogliamo ancora averti sul palco per vederti suonare JungleLand!


Good Luck!



mercoledì 8 giugno 2011

Richie Is Coming Back To Town


Ogni tanto un lieto fine, una notizia che da la carica e fa alzare quanto basta il volume della musica in macchina la mattina, un finale a sorpresa quasi "thriller" che giunge ad allietare il cuore romantico dei "duri dal cuore tenero" del vecchio rock targato USA - New Jersey!

Richie Sambora, celebre chitarrista e colonna portante dei Bon Jovi è uscito dalla clinica dove era in cura, ha imbracciato la sua chitarra a 12 corde, è salito su un Jumbo e ha raggiunto i compagni in Tour.

Per l'esattezza, come riportato anche sul mio ultimo articolo, Rockol.it ha avuto l'esclusiva della notizia pubblicando sul portale e su YouTube un video che riprende l'arrivo del gruppo all'aeroporto di Zagabria, dove proprio stasera la band comincierà il lungo Tour Europeo.

E dalla scaletta è comparso anche Sambora...

A Udine non ci sarò, sarebbe stato il mio quinto concerto....domani mattina mi consolerò con Stranger in This Town, album fenomenale del chitarrista sconosciuto ai più, ma che vi consiglio di comprare o scaricare ad occhi chiusi..un disco strepitoso e di grande impatto.

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