mercoledì 29 febbraio 2012

L'Angolo del Disco: Love, Life, Death and Freedom di John Mellencamp

A luglio dello scorso anno, nella bella cornice del castello di Vigevano, ho visto finalmente John Mellencamp in concerto, sbarcato in Italia per un mini tour di tre date.

La serata è stata molto bella, ed è recensita qui. La conclusione fu che purtroppo abituati ai Live di Springsteen, una performance come quella di John era sembrata un pò tirata via, sia come generosità che come calore e comunicazione verso il pubblico. Troppo freddo e frettoloso nel chiudere. Oltretutto il tour di tre date si è fermato a due, con la seconda serata ancora più corta della prima.

Ma la delusione Live non viaggia in parallelo con le scelte musicali da studio del buon vecchio Cougar, che invece da alcuni anni a questa parte si rivelano molto azzeccate.
Spesso si dice che proprio Springsteen dovrebbe affidarsi a produttori come T-Bone Barnett o Rick Rubin per cercare di valorizzare al massimo il suo suono e il bagaglio country-folk di cui dispone in quantità.
Mellencamp questo lo ha capito da tempo, e proprio con Burnett ha pubblicato due dischi splendidi, Love,Life,Death and Freedom del 2008 e No Better Than This del 2010.

Il primo è in assoluto uno dei miei dieci dischi preferiti, quelli papabili per una fuga su un'isola deserta.
Un album molto introspettivo, maturo, profondo. Un viaggio di 50 minuti attraverso le strade polverose dell'america rurale, camminando chitarra in mano e stivali ai piedi a descrivere gli scenari desolanti che scorrono in bianco e nero davanti agli occhi del rocker.
Un viaggio intimo, senza troppi clamori, a scavare nei ricordi del proprio passato, a riflettere sul tempo che scorre veloce e che porta alla soglia dei 60 anni a fare un bilancio tra successi ed occasioni perse.

Un disco non immediato, da ascoltare con attenzione, scritto da un artista di spessore all'apice della sua maturità e finalmente in grado di afferrare nuovamente la propria ispirazione consumandola lungo 13 pezzi uno più bello dell'altro, intrisi di folk e blues, country e rock, senza dimenticare qualche episodio più pop a stemperare la tensione riflessiva del disco.
Prodotto in modo sapiente con suoni profondi, polverosi, autentici e molto potenti nel messaggio che arriva dritto nell'anima, imprimendosi nella memoria in modo indelebile.

Il pezzo di apertura, Longest Days, consegna nelle nostre mani le chiavi del disco, è magia folk per chi ha voglia di abbandonarsi su un'amaca all'ombra, con la mente che vola quando a 12 anni si correva in bici dietro le ragazzine della propria small town.
My Sweet Love è uno dei pochi momenti leggeri e ballabili, poi una serie notevole di canzoni trascinanti e taglienti, calde e rabbiose, ma senza mai alzare i toni: If I die sudden, Troubled land, John Cockers e Don't need this body.
Il resto lo scoprirete se avrete voglia di fare questa esperienza e di seguire il suggerimento del vostro
Martux, magari sedendovi su una sedia all'angolo buio del Bar, vicino al vecchio Juke Box, ad ascoltare Mean, vero gioiello del disco, con un mano un bicchiere di elegante Nebbiolo.

A te logo

10 commenti:

nella ha detto...

Se scelgo la Bonarda o un Lambruschino, posso sentire lo stesso il disco Massimino? Sinceramente hai colpito il bersaglio. Gli adepti dello Zio Bruce, mal s'adattano ad altri rocker più o meno dello stesso tempo. E questa è una limitazione ed un peccato , che cercherò di colmare! Per quanto riguarda le collaborazioni del Boss, lasciamolo fare, saprà ben lui dove mettere le mani e sono certa i consigli li sente , ma da buona bilancia passa molto tempo a soppesarli. Un abbraccio, caro amico!

Massimo ha detto...

Cara Nella,
è sempre un piacere leggerti.
Ma si certo ci mancherebbe, ma sono vini (in genere) troppo "leggeri" e diretti per un disco di questo calibro.
Dovresti optare per un rosso più importante e complesso oppure su un vino da meditazione (dessert).
Ma si fa per parlare chiaramente...
Ma il disco lo conosci? E' molto molto bello...
E al di là dei giudizi da fans, che comprendo, secondo me le scelte di Bruce (da studio)se pur spesso azzeccate commercialmente, a volte lasciano un pò perplessi come risultato finale.
Sono curioso (sto resistendo) di ascoltare il nuovo lavoro..

un caro saluto

Massimo

nella ha detto...

Opto per il vino da meditazione Massimino....un po' alticcia , sono certa , entrerò meglio nell'idea musicale!Ascolterò con molta attenzione , Mellencamp non mi dispiace affatto!. Ogni giorno mi faccio una buona dose di Bruce... ehhhh, l'assuefazione è una brutta bestia!!! Sono curiosa di sapere cosa ne pensi... Buona e dolce serata amico mio!

Massimo ha detto...

Ti piacerà ne sono sicuro.
E' veramente un bel disco, non sarei riuscito a scriverne nulla altrimenti.
E poi il genere ti piace.
Ti consiglio anche quel vecchio disco di Sambora di cui ho parlato tempo fa..un altro dei miei dieci dischi favoriti. Molto Blues, gran voce e gran chitarra.
Andiamo di Sciacchetrà allora per accompagnare:)
Dimmi un pò..ma il nuovo disco ti soddisfa? Dai dammi il tuo commento!
un abbraccio
Massimo

nella ha detto...

Soddisfare caro Massimino, è una parola grossa (intendo il nuovo disco di Bruce..possono prenderci per un sito porno....ahahahah!).. Lo sento spesso per assorbirlo meglio e trovare le cose che mi piacciono e quelle che mi interessano meno. Complessivamente lo promuovo,ma non posso fare diversamente .. Ho promosso alla fine anche " Surprise , surprise.." che i Ricchi e Poveri avrebbero fatto allo stesso modo(l'ho detta molto grossa, perdonatemi...). Lo trovo buono, diverso, una gran voce ,prepotente e seduttivo.. Toglierei qualche " sciallalà" di troppo e vorrei dimenticare che un tempo esisteva anche una " E Street Band" , che ora è solo di sottofondo. Epico il momento del sassofono di Big Man in"Land of hope and dreams". Basta quello e gli occhi tornano umidi....Ma lo canteremo tutti in coro al Meazza , ne sono più che sicura...Ti sentirò Massimino, ti sentirò...

Anonimo ha detto...

Mellencamp, Bruce, Sambora ecc sono tutti mostri sacri. Nel tuo bar si ascolta sicuramente buona musica, ma ogni tanto dovresti dire a chi cambia i dischi di metterne anche qualcuno di un pò più attuale. Che ne sò, Muse, Franz Ferdinand, Black Keys...
la musica va avanti e bisogna anche esser bravi a scoprire talenti che fra una decina d'anni saranno ancora ricordati

Massimo ha detto...

:)
Accetto l'osservazione, hai ragione.
Una firma però ci stava bene.
Purtroppo caro anonimo, nonostante sono ancora piuttosto giovane, non mi ritrovo molto nella musica di oggi, tutta abbastanza ripetitiva e meno ispirata secondo me rispetto al passato.
Mi capita più spesso di recuperare ed iniziare ad ascoltare artisti degli anni 60/70/80 che magari non avevo mai pesato nel modo giusto, piuttosto che apprezzare gli artisti di oggi...in ogni caso con Soundhound, spesso ascoltando la radio, qualcosa "catturo"..cercherò di approfondire..e di rilanciare:)

buona giornata

Massimo

Massimo ha detto...

@Nella: mi piace il tuo commento Nella, mi ritrovo in tutto tranne in Surprise Surprise che mi fece correre in bagno dopo il primo ascolto...:)
Credo che il mio commento sarà piuttosto aderente a quello che hai scritto, in tre passaggi hai centrato bene un certo tipo di pensiero/gusto...
ti farò sapere, domenica sera andrò al FNAC di Milano a partecipare alla serata e comprare il disco in notturna...

guidaus ha detto...

In effetti in questo bar si ascolta troppa grande musica :D
Nota a margine: qualche anno fa Mellencamp è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, su presentazione di un'altra colonna dell'American Songbook, tale Billy Joel.

Blackswan ha detto...

Gran bel post,caro Massimo, su un artista che da noi non è mai stato apprezzato come avrebbe dovuto.Il suo Lonesome Jubilee è spesso in heavy rotation sul mio stereo.

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